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L'ABBAZIA DI SANTA BONA
Fu edificata in una posizione strategica lungo il corso del Piave nel periodo tra il 1106 e il 1110 per volontà di uno tra i più prestigiosi membri della celebre famiglia Vidor de' Cattanei, quel conte Giovanni Gravone che, secondo la tradizione, di ritorno dalla Prima Crociata (1096-99) portò le spoglie di Santa Bona, vergine egiziana, cui fu dedicato l'intero complesso cultuale dei monaci dell'ordine benedettino, dipendenti dalla sede abbaziale di Pomposa.
Ben presto divenne un centro di vita religiosa, con la sua chiesa di stile romanico, il campanile, il chiostro, la sacrestia e la sala del capitolo, che costituirono il nucleo originario dell'abbazia, dotata in seguito di altre importanti costruzioni, quali sale di rappresentanza e per ospitare novizi, dormitori, cucine e refettori, oltre ai capienti magazzini per conservare i raccolti provenienti dalle estensioni fondiarie circostanti, comprese le terre bonificate dai monaci nell'area dei Palù.
Nei secoli seguenti l'abate acquistò prestigio politico ed economico, ottenendo tra l'altro il privilegio di controllo del passo barca sul Piave: conflitti di potere e decadenza morale determinarono un precoce declino del monastero, che fu affidato in commenda già nel 1313 e in modo definitivo nella seconda metà del XV sec. alla nobile famiglia veneziana Cornaro, fino alla soppressione, ordinata dalla Serenissima nel 1773. Ora tutta la tenuta appartiene alla famiglia del conte Da Sacco.

 


Abbazia di Santa Bona (veduta est)





Abbazia di Santa Bona: facciata della chiesa e scorcio dell'ala ovest



Chiesa di Santa Bona: antico affresco


Facciata della chiesa di Santa Bona


Bassorilievo collocato sotto il
culmine della facciata principale
della chiesa


Affresco del chiostro: Madonna
con Bambino tra Santi (sec XV)
 
ASPETTI ARTISTICI
Nel complesso architettonico dell'abbazia, che ha subito interventi e distruzioni a più riprese, specialmente durante l'ultimo secolo, la chiesa conserva ancora varie caratteristiche del progetto originale: presenta un impianto tipico del romanico locale, ispirato alla semplicità strutturale, con modulo a capanna e navata unica.

Nella linearità della facciata compaiono motivi decorativi tipici del tardo gotico, come l'arco strombato a colonne del portale e l'aggraziata trifora superiore, con archetti a tutto sesto che poggiano su esili colonnine.

Interessante il motivo inserito al centro della facciata nella parte superiore, in asse con l'arcata del portale e l'arco intermedio della trifora: un medaglione a bassorilievo, che sembra rifarsi allo stile romanico.

All'interno il soffitto è sostenuto da capriate in legno, mentre il presbiterio dalla volta a crociera costolata si deve attribuire alla ristrutturazione compiuta nel primo Cinquecento.

L'affresco di San Cristoforo, visibile su una parete dell'oratorio, risale al Duecento e costituisce con l'impianto dell'altare di Santa Bona, cui è dedicata l'abbazia, uno degli aspetti artistici più significativi del luogo cultuale.

Un altro affresco di notevoli dimensioni, ma molto più tardo, si trova nel chiostro: sovrasta due intere campate degli archi claustrali e rappresenta una Madonna con Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Girolamo, che presenta i confratelli.
Per i danni prodotti dall'usura del tempo e dalla guerra l'opera, di notevole interesse artistico e tuttavia non di facile leggibilità, in passato ha suscitato vivaci discussioni circa l'attribuzione, anche se la critica più recente sembra orientata ad assegnare il dipinto a Dario da Treviso, presente nel territorio dal 1458 al 1477.

Il chiostro è caratterizzato dalla presenza di elementi gotici, dalla semplicità e dalla rusticità nella scelta dei materiali, come il tufo o la pietra di Vicenza: la teoria di archi a sesto acuto è sostenuta da colonne esili e slanciate; fanno eccezione quelle d'angolo, a fascio, che ricordano per certi versi i tortiglioni dell'abbazia di Follina.

Per quanto riguarda il campanile, solo la base conserva l'aspetto originale; la parte superiore è stata integralmente ricostruita, così come sono state rifatte, nella trasformazione del complesso in residenza padronale, le parti rimanenti.



Lungo la via che dal corso del Piave e dall'abbazia conduce alla chiesa arcipretale si può ammirare il secolare parco della tenuta del conte Vergerio: immerse nel verde dell'ampia proprietà si trovano varie e interessanti costruzioni:

  • A nord un'abitazione di carattere padronale, il cui ingresso è caratterizzato da una scalinata e da un elegante pronao a tre archi, al centro Villa Vergerio, ricostruita dopo la Grande Guerra; l'edificio a due piani con sottotetto, impreziosito a nord da un elegante loggiato, presenta una facciata principale tripartita, con porta d'ingresso a profilo architravato, sovrastata da monofora e poggiolo. L'interno, decorato da ricchi stucchi, gravita intorno al salone centrale passante.
  • Ai lati sono distribuite aiole e adiacenze, con magazzini e cantine. Un tempo erano preziosi l'antico pozzo e una ghiacciaia, che garantiva la conservazione dei cibi all'intero paese.
  • A sud della tenuta, lungo la Cal Bressana, sorge l'oratorio di San Giuseppe, cui si votavano i viandanti prima di recarsi al passo barca e affrontare le insidiose acque della Piave.
 



Villa Vergerio e adiacenze


Oratorio di San Giuseppe



Arcipretale del Santo Nome di Maria


Glorificazione del Santo Nome di Maria
(Francesco Zugno 1747)

 

LE CHIESE DEL COMUNE
La costruzione dell'arcipretale di Vidor iniziò nel 1729, sotto la direzione dell'architetto comasco Giovanni Rossi residente a Vidor, per sostituire il precedente edificio cultuale di Santa Maria in Castello, ormai angusto, scomodo per la popolazione e soprattutto in stato di avanzato degrado.
Consacrata nel 1748 dal vescovo Lorenzo Da Ponte, fu parzialmente ristrutturata nel 1873, subì gravi danni durante la Grande Guerra e assunse l'attuale aspetto per i lavori di bonifica cominciati nel 1921.
Presenta un impianto di stile palladiano a navata unica: al centro della sobria facciata tripartita è stato inserito nel 1924 il tondo di marmo della Madonna col Bambino, opera di Paolo Possamai.
All'interno si trovano due pregevoli pale di Francesco Zugno (Venezia 1709-87): la Glorificazione del Santo Nome di Maria da parte del papa Innocenzo XI e di Giovanni Sobieski, re di Polonia e la Madonna del Rosario e i santi Domenico di Guzman e Rosa da Lima.

In entrambe colpisce l'influsso dello stile del maestro Giambattista Tiepolo. La prima, commissionata per la dedicazione della chiesa, ricorda la vittoria cristiana sui Turchi che assediavano Vienna, distinguendo nettamente due scene: in basso quella terrena dai colori vivaci, scorciata e ascendente; in alto le estatiche degli angeli sono disposte prospetticamente intorno alla raggiera che incornicia il nome di Maria. La seconda colpisce per la cura dei particolari e per la mirabile tonalità dei colori. Interessanti anche gli affreschi eseguiti da Guido Cadorin (1892-1976) sul soffitto della navata e sui lati del presbiterio. Sul colle dove fino al XVI sec. troneggiava il castello dei conti di Vidor con l'annesso oratorio di Santa Maria è stata eretta nel 1925 la chiesa dedicata alla Beata Vergine Addolorata, su progetto dell'architetto veneziano Brenno del Giudice, per ricordare i caduti della Grande Guerra.


Anche la parrocchiale di Sant'Andrea a Colbertaldo subì gravi danni nel periodo bellico, ma per volontà collettiva fu ricostruita nel rispetto della più recente ristrutturazione (metà XVIII sec.): sorge alta sulla collina, dove in passato erano già stati costruiti un luogo di culto fin dal 1230, una Scuola dei Battuti (fine Trecento) e il castello dei conti Colbertaldo, con la sua sobria, ma elegante, facciata ad unica navata e mattoni a vista.

In un colle vicino salirono verso la metà del Trecento alcuni monaci dell'ordine dei Servi di Maria per sfuggire al contagio della peste: constatata la salubrità del luogo, costruirono un oratorio con l'annesso convento di Santa Maria delle Grazie.

L'affresco della Madonna col Bambino e Annunciazione, dipinto da ignoto maestro di estrazione popolare verso la metà del XV sec., divenne ben presto oggetto di venerazione collettiva per la fama dei miracoli compiuti e dei voti esauditi. Oggi è racchiusa dentro una nicchia con cornice settecentesca del santuario.

 



Chiesa di Sant'Andrea a Colbertaldo


Madonna col Bambino (sec.XV)




Referenze Fotografiche

Adriano Martignago:Facciata chiesa e lato ovest, Affresco chiesa, Particolare chiostro.
Club Fotografica Pieve: Affresco chiostro, Chiese di Vidor e Colbertaldo, Glorificazione di F. Zugno e Madonna col Bambino (sec. XV).

INIZIATIVA COFINANZIATA DALL'UNIONE EUROPEA
PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO FESR - SUBAZIONE 1.B
REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE
"PIANURA E COLLINA TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV)
©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4