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A SELVA DEL MONTELLO
Merita senz'altro una visita la chiesa parrocchiale di Selva, edificata nel periodo 1931-33 per sostituire la precedente, distrutta il 24 luglio 1930 da una terrificante tromba d'aria e nota per la ricchezza di opere d'arte raccolte dal parroco don Giovanni Saccardo, tra cui preziosi altari marmorei della Certosa e tele attribuite a vari pittori della Scuola Veneta.

L'edificio colpisce per la sua imponenza, la facciata è resa elegante dall'agile pronao a cinque arcate che accoglie il visitatore.

All'interno l'edificio sacro, dedicato a San Silvestro Papa, conserva beni di alto interesse artistico.

Appena entrato, a un attento osservatore non sfuggono due caratteristiche del tutto originali: i temi ricorrenti nei dipinti si riferiscono a vicende bibliche del Vecchio testamento e, in particolare, alla vita di Mosè; il tempio riunisce splendidi lavori di diversi maestri veneziani.
 

Chiesa Parrocchiale di Selva


Francesco Guardì: Mosè fa cadere la manna



F. Fontebasso: Il serpente di bronzo

F. Guardì: Mosè tramuta il bastone
di Aronne in serpente
 

L'altar maggiore, ad esempio, presenta un dossale di pregevole fattura, opera di Giorgio Massari (Venezia 1686-1766) per la Certosa. Nel corpo centrale della serliana è collocata la pala con San Silvestro che battezza l'Imperatore Costantino, dipinto di Vincenzo Guarana (Venezia 1753-1815) dedicato al santo protettore. La mensa in marmo di Carrara, decorata di volute e teste di cherubini, completa l'insieme con il ricco ciborio.
Ai lati del coro sono collocate due grandi opere del pittore veneziano Francesco Guardi (1712-1793): Mosè fa cadere la manna e Mosè fa sgorgare l'acqua.
Ad un altro artista veneziano, Francesco Fontebasso (1709-1760), sono dovuti i quadri presenti sui portali del transetto: Il serpente di bronzo e La vittoria sugli Amaleciti.
Sopra le porte delle aule laterali si trova un'altra meravigliosa coppia di quadri: Mosè tramuta il bastone di Aronne in serpente e Mosè bambino calpesta la corona del Faraone, realizzati da Gian Antonio Guardi, fratello maggiore di Francesco.

Presso l'altare della Croce nella navata destra si può ammirare una Crocifissione, opera giovanile del Tintoretto (1546), presso l'altare della Madonna la tavola di Paolo Veneziano Vergine con Bambino, capolavoro del Trecento veneto.
Quelle citate sono solo alcune delle tante opere che si possono ammirare nella bella chiesa di Selva.


A VOLPAGO DEL MONTELLO
Ed eccoci nel paese della terra rossa (da Bol - parola tardo barbarica - e pagus): il nostro percorso artistico muove dalla chiesa arcipretale, dedicata a S. Maria Maddalena. L'edificio a navata unica risale alla prima metà del XIX sec. e presenta una sobria facciata, abbellita dal pronao neoclassico e da cinque nicchie con statue (XVII sec.), sovrastata da una possente e antica torre campanaria, fin dal XIII secolo adibita ad avvistamento e difesa.

All'interno lungo le navate si snodano 4 altari; il secondo di destra, dedicato a San Martino di Tours, in stile barocco con colonne tortili e pregiati marmi gialli veronesi, proviene dalla Certosa. Sul soffitto campeggia il Giudizio universale di Eugenio Moretti Larese (1840).
Nel presbiterio il coro ligneo con inserti settecenteschi in radica, il vecchio altar maggiore e il Tabernacolo sono originali della Certosa.

Sul fondo dell'abside si aprono due nicchie con le statue di San Paolo in marmo, opera del Torretti, e di Sant'Antonio abate in legno. Al centro domina la pala di Pietro Damini (prima metà del secolo XVII): Madonna con il Bambino tra Santi.

Sulla cupola, infine, aleggiano cinque slanciati angeli, che completano la semplice e armoniosa composizione absidale

 



Chiesa arcipretale di Volpago


Presbiterio e altare maggiore, proveniente dalla Certosa



Casa quattrocentesca Dal Zotto


La settecentesca Villa Spineda


Francesco Minorello:
Presentazione di Maria al tempio
 

VERSO VENEGAZZU'
Dopo una sosta presso l'accogliente sede del municipio, già villa residenziale della famiglia Gobbato, il nostro viaggio prosegue verso Venegazzù, dove ci attende una casa molto antica, proprietà della famiglia Dal Zotto: la tipologia delle strutture e soprattutto lo splendido ballatoio la indicano come un esemplare raro di costruzione quattrocentesca. l'eleganza delle sue strutture conquistò anche lo scrittore Giovanni Comisso, che la elesse a emblema dell'architettura rurale veneta.

Da una casa a una villa il passo è breve: non una villa qualsiasi, bensì quella che fu progettata da Francesco Maria Preti (1701-1774) e completata dal Miazzi. Acquistata dal gruppo Benetton, è stata sapientemente restaurata su progetto di Afra e Tobia Scarpa e del prof. Mora; oggi si può definire una tra le più ampie e armoniose ville palladiane del nostro Settecento.

Immersa nel verde di un ampio parco, è completata da due barchesse: ne deriva un complesso ammirevole, collocato alle pendici del Montello, in cui spicca la bellezza della facciata principale, con la maestosa scalinata che reca al raffinato pronao centrale.

Ultima tappa del nostra visita artistica è la chiesa di Sant'Andrea Apostolo in Venegazzù. Costruita nella seconda metà del Settecento su progetto dal Riccati, amico del Preti, presenta una facciata a una sola navata, costituita da un pronao altissimo di stile neoclassico palladiano.


Nel presbiterio una pala (fine XVI sec,) di autore anonimo mostra Il martirio di Sant'Andrea. Quelle degli altari laterali presentano soggetti mariani: a destra La Madonna del Rosario con San Domenico, San Francesco e San Liberale è di Palma il Giovane (1544-1628), mentre a sinistra L'Addolorata che scende dal Calvario è opera seicentesca del trevigiano Ascanio Spineda.

Anche lungo le pareti della navata le tele illustrano la vita della Madonna: colpisce in particolare La presentazione al tempio di Maria del pittore patavino Francesco Minarello (1624-1657), non solo per l'originalità della scena, con la figura femminile di spalle in primo piano che crea l'effetto della profondità, ma anche per i particolari effetti di luce.

La nostra visita si conclude davanti al Battistero; il fonte battesimale risale al Settecento, mentre ben più antica è la base a foggia di colonna che lo sostiene: il reperto ricorda che nel territorio sono state rinvenute tracce risalenti a diversi periodi: dagli insediamenti preistorici e dai castellieri all'epoca paleoveneta e romana, per finire a quella medievale, caratterizzata dalla presenza della nobile famiglia dei Guidotti, citati nei manoscritti pure come Vidoti o Guidoti.
 




Battistero con vasca settecentesca su antico basamento pagano
INIZIATIVA COFINANZIATA DALL'UNIONE EUROPEA
PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO FESR - SUBAZIONE 1.B
REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE
"PIANURA E COLLINA TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV)
©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4