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ECCO LA DESTRA PIAVE
La nostra visita prende avvio da Nervesa, dove l'ultimo lembo del Montello digrada, lasciando un ampio varco al Piave, libero di puntare verso sud.

Il centro storico mostra un aspetto moderno ed elegante, tanto che i danni della Grande Guerra sembrano un pallido ricordo, ma il visitatore rimane subito colpito da un preciso intento comune: la ricostruzione, pur garantendo agli edifici la funzionalità richiesta dalle esigenze d'oggi, ha rispettato le caratteristiche dei beni culturali precedenti; così la sede municipale, ristrutturata dall'architetto Toni Follina e inaugurata nel 1998, conserva mirabilmente l'impostazione della villa palladiana Volpato Panigai, opera di Pietro Simoni risalente alla fine del XVII sec.

L'edificio si eleva su un'ampia scalinata, nel corpo centrale sei slanciate paraste scandiscono l'alternarsi di archi tondi e fori quadri, sovrastate dal frontone a doppio timpano, un tempo ornato di statue.

Già nel 1900 erano stati rimossi dalla sala dei Satiri gli affreschi eseguiti nel 1754 da Giambattista Tiepolo (in parte conservati al Kaiser Friederich Musem di Berlino), prima della distruzione della villa durante i bombardamenti della battaglia del solstizio (15-23 giugno 1918).

Certo, Nervesa ha origini molto antiche, dal momento che nell'area sono stati rinvenuti reperti litici dovuti a cacciatori del neolitico (cuspidi di frecce, asce, coltelli, raschiatoi ...), tracce di centuriazione romana, oltre a testimonianze e a tombe, tra cui merita una citazione il monumento funerario di Ragonia Tertulla, liberta di Publio Ragonio, ora conservato presso il castello di San Salvatore a Susegana.
 

Centro storico di Nervesa


Villa Volpato Panigai, sede municipale


Antica colonna, collocata nei pressi dell'abbazia di Sant'Eustacchio



Veduta dell'abbazia di Nervesa
(B. Lasinio, Biblioteca Comunale di Treviso)


Ruderi dell'abbazia di Nervesa


Parte absidale dell'abbazia di Sant'Eustacchio

 

Un'ascensione, obbligatoria per chi ami la bellezza del paesaggio e dell'arte, conduce alle prime propaggini del Montello, dove verso la metà dell'XI sec. sorse la splendida abbazia di Sant'Eustachio per volontà di Rambaldo III, conte di Treviso, e di sua madre Gisla. Alle fortificazioni e alle torri di avvistamento già esistenti si aggiunse il poderoso complesso monastico, in cui si insediarono i monaci benedettini cassinesi, soggetti all'autorità diretta del pontefice.

Nonostante i frequenti contrasti tra il Vescovo Conte di Treviso e la fondazione monacale, protetta dai Collalto, l'abbazia assunse un ruolo prestigio nel territorio; guerre e saccheggi non ne danneggiarono fama e strutture per secoli. Così il cenobio divenne luogo di ritrovo di molti personaggi illustri, come quel celebre monsignor Giovanni Della Casa. che nel 1552, caduto in disgrazia presso la curia romana, si ritirò qui, ospite dell'amico abate Vinciguerra VII di Collalto, e compose Il Galateo, oltre ad alcune Rime e Prose. Altri visitatori di spicco furono, in base alle testimonianze: il Varago, Antonio Priuli, Pietro Bembo, noto uomo di lettere nonché cardinale, infine la poetessa Gaspara Stampa.

Nel Settecento iniziò il declino, nel secolo seguente perse diritti e beni, durante la Grande Guerra subì gravi danni. Oggi i suoi ruderi conservano un notevole fascino e accolgono nel suggestivo scenario ogni estate spettacoli e manifestazioni culturali programmate nel ricordo della battaglia del Solstizio.


Altro rinomato insediamento monastico, di cui ora purtroppo restano solo tracce di fondazioni, fu la Certosa del Montello, con la chiesa dedicata a Santa Maria e a San Girolamo. Il primo a giungere nella valletta delle tre fonti fu l'eremita Giovanni di S. Giustina di Fassa nel 1320, vent'anni dopo il conte Schenella V di Collalto pose la prima pietra del cenobio certosino, che in seguito, grazie alla protezione della Serenissima, acquistò prestigio nell'area boschiva del Montello, con le sue 4 cappelle, l'ampio chiostro, il cimitero, vari edifici, una famosa biblioteca. L'avvento napoleonico segnò il suo destino: nell'aprile del 1810 la Certosa fu soppressa e in pochi anni smantellata senza pietà.

La prossima tappa acquista un significato storico, il nostro itinerario fa riaffiorare i ricordi del primo conflitto mondiale: saliamo verso il Monumento Ossario, costruito tra il 1932 e il 1935 su progetto dell'architetto Nori. Il sacrario, circondato dal verde, sorge maestoso in un'oasi di silenzio che invita alla meditazione; conserva i resti di 12.000 caduti, la maggior parte dei quali (7.200) riposa senza neppure il diritto di mostrare un nome al visitatore. L'edificio permette ai giovani di conoscere e ai meno giovani di ricordare i tragici eventi della Grande Guerra, attraverso un'interessante serie di testi, di immagini e di oggetti; la visita acquista quindi importanza per i suoi validi risvolti educativi ed è consigliata a tutti, specie alle comitive di studenti, perché possano verificare in modo concreto cosa significhi la guerra, quali ingenti costi umani e danni materiali abbia comportato.

Poco lontano, tra i fitti boschi del Montello, spunta d'improvviso il monumento dedicato al Maggiore Francesco Baracca, progettato dal geometra Marabini, suo conterraneo di Lugo di Romagna. L'asso dell'aviazione in guerra fu ammirato per il suo coraggio spericolato, che tenne alto il morale dei soldati sul fronte del Montello nei momenti cruciali. Ancor oggi è ricordato per i suoi epici duelli a bordo dell'aereo noto per l'emblema del cavallino rampante; dopo ben 34 scontri vittoriosi, cadde il 19 giugno 1918 proprio in questo punto, denominato la Busa de le Rane.
 



Veduta della Certosa del Montello (archivio della Certosa di San Pietro nell'Iserè, Francia)


Ossario di Nervesa


Monumento a Francesco Baracca

INIZIATIVA COFINANZIATA DALL'UNIONE EUROPEA
PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO FESR - SUBAZIONE 1.B
REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE
"PIANURA E COLLINA TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV)
©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4