|
NELLA CITTADINA
Pieve di Soligo oggi è il centro più popoloso
della Sinistra Piave; in passato, a parte qualche prova di sporadico
insediamento nel periodo tardo romano, acquistò importanza
dal 1192, quando fu attribuito il titolo di pieve
alla chiesa edificata sulla riva sinistra del Soligo. Purtroppo
anche qui non restano tracce significative degli edifici di culto
precedenti; l'attuale, iniziato nel 1906 e completato nel 1924
senza la cupola prevista dal progetto dell'architetto Domenico
Rupolo, s'ispira ai canoni dello stile del romanico padano; la
struttura di basilica è impreziosita all'interno da elementi
decorativi gotici, che conferiscono un aspetto maestoso all'arcipretale,
dedicata a Santa Maria Assunta.
E proprio il miracolo dell'Assunzione di Maria è
ricordato nella mirabile pala che adornava l'altar maggiore della
pieve: la Vergine domina la scena, tra una miriade di angeli,
mentre sullo sfondo appare uno scorcio di paesaggio veneto e nella
parte bassa l'ammirato stupore degli apostoli avvolge il sepolcro
vuoto, su cui sono riportati il nome dell'artista e la data: Francesco
da Milano (1540). Il dipinto, di qualche anno posteriore alla
già citata pala della chiesa di Soligo, mostra grande armonia,
per la sapienza della tecnica compositiva, notevole originalità,
per l'introduzione degli elementi paesaggistici in luogo delle
consuete strutture architettoniche, possente vitalità nel
movimento delle figure e sensibilità cromatica nel digradare
dei toni; l'autore, infatti, carpiti i segreti dei grandi maestri
rinascimentali, non trascura gli effetti plastici del Pordenone
e il tonalismo del Tiziano. Francesco da Milano conferma quindi
di essere uno dei pittori più prestigiosi che operarono
nel nostro territorio durante il Cinquecento. |
|
Arcipretale di Santa Maria Assunta di Pieve
di Soligo

Francesco da Milano: Assunzione di Maria (1540)
|

Crocifissione di Giovanni Possamai

Altare della Madonna del Rosario (1708)
|
|
Dal 1937 l'altar maggiore è sovrastato da un imponente
gruppo scultoreo, opera di Giovanni Possamai, coadiuvato
da Attilio Fontana, artisti originari di Solighetto: abile
a ricavare forza e movimento dalla materia marmorea o bronzea,
come testimoniano i monumenti di Sernaglia e di Falzé,
Possamai riesce a trasfondere nel gesso dipinto ad olio la drammaticità
dell'evento e, soprattutto, la compostezza che unisce nel dolore
le tre figure ai piedi della croce: a sinistra la Madonna affranta,
col capo reclino, al centro, la Maddalena prostrata e in lacrime,
a destra San Giovanni attonito, incapace di distogliere gli occhi
dalla croce. La possente figura di Cristo domina la scena e sembra
quasi voler proteggere l'umanità, sconvolta dalla sua passione.
Degno di attenzione è pure l'altare della Madonna del
Rosario, collocato nella nicchia della navata sinistra, opera
dello scultore veneziano Domenico Franceschini: nel 1708
i laici iscritti alla scuola del rosario gli commissionarono un'importante
realizzazione marmorea, a testimonianza della radicata devozione
alla Vergine del Rosario, che aveva salvato la cristianità
a Lepanto nel giorno della sua festa, il 7 ottobre 1571.
Nella nuova chiesa fu traslata solo una parte del complesso lavoro,
la raffinata composizione tripartita, in cui domina l'immagine
centrale della Madonna col Bambino dell'artista locale
Marta Sammartini, che ebbe un ruolo notevole nella decorazione
interna: dipinse infatti lungo le campate delle navate laterali
varie scene della Vita di Cristo, studiate nell'impostazione
prospettica, nella leggerezza delle linee e dei colori in modo
da adattarsi alle strutture architettoniche.
|
Verso la metà del Seicento era stata creata a Pieve una
Cal Santa, che collegava la chiesa ad un luogo dove sorgeva una
grande Croce e riproduceva le tappe di un'ideale Via Crucis; alla
fine del secolo fu edificato l'Oratorio del Calvario per
volontà dell'importante famiglia Ciassi (1694):
sulla parete di fondo del sacello, dietro la grande croce, tra
decorazioni a stucco ora si possono ammirare cinque tele, recentemente
attribuite al pittore solighese Paolo De Lorenzi (1733-1806),
allievo del Bellucci.
Proprio di fronte alla chiesa sorge il Palazzo Ciassi,
edificato verso la fine del Seicento dalla ricca famiglia che
rese celebre nel paese la produzione dei panni di lana, grazie
alle nuove tecniche di lavorazione all'olandese. Poco lontano,
sulla riva destra del Soligo si trova l'ottocentesco Palazzo
Balbi, mentre dal lato opposto, dopo l'incrocio in direzione
Conegliano, si incontra subito il seicentesco Palazzo Morona,
con l'elegante cappella a pianta esagonale, dedicata alla Madonna
del Carmine.
Nei pressi, in via Lubin, sulla parete di un edificio si scorge
una tabella del dazio (1798), sotto lo stemma Brandolini:
questa era, infatti, zona di confine. Già alla fine del
XII secolo Pieve risultava divisa in due parti dal corso del fiume
Soligo: sulla riva destra esercitava la giurisdizione il Comune
di Treviso (Pieve del Trevisàn), sulla sinistra
(Pieve del Contà), assegnata al controllo del Vescovo
di Ceneda, dominarono i Conti Collalto sulla parte sud
del paese e Barbisano, mentre amministrarono la Gastaldia di
Solighetto, che comprendeva pure la parte nordest di Pieve,
dapprima i Conti Da Camino e poi dal 1436 i Brandolini.
|
|

Oratorio del Calvario: scene della Via Crucis (seconda metà
del Settecento)

Il seicentesco sacello della Madonna del Carmine e Palazzo Morona
|

Tabella del dazio del 1798 e stemma Brandolini

Villa Brandolini a Solighetto

Arredo ligneo della parrocchiale di Solighetto (XIX)
|
|
VERSO LE COLLINE
La nostra visita prevede proprio una tappa a Solighetto:
qui si insediarono a lungo i Conti Brandolini, che controllavano
l'accesso alla Valmareno dal poggio di Castelletto; nel
1379 fu distrutta la loro roccaforte, così nella prima
metà del Quattrocento edificarono una nuova residenza fortificata,
Castel del Borgo, in cui rimasero per altri tre secoli
circa.
Trasferitisi più a valle nel Settecento, vollero
costruire l'attuale Villa Brandolini, circondata da un
maestoso parco; l'imponente edificio a pianta rettangolare si
eleva secondo lo stile classico delle ville venete, le sue decorazioni
a stucco sono invece caratteristiche del gusto veneziano. Oggi
la villa è proprietà comunale: sede di convegni,
manifestazioni e mostre d'arte, ospita il centro culturale Francesco
Fabbri, l'Istituto Musicale Toti Dal Monte con il suo museo e
il Consorzio di tutela del Prosecco.
Nei pressi, oltre la piccola piazza, al cui centro è collocata
una fontana monolitica, sorge su una maestosa scalinata la chiesa
parrocchiale di gusto neoclassico, voluta da Gerolamo II
Brandolini e consacrata nel 1856 all'Immacolata, mentre
la precedente era dedicata a Sant'Andrea. La decorazione del soffitto
fu affidata due anni dopo al pittore bellunese Giovanni De
Min, che rappresentò la Proclamazione del dogma
dell'Immacolata Concezione con nitidezza di disegno e vivacità
cromatica.
La chiesa stupisce per l'armoniosa distribuzione degli spazi interni,
unita alla ricchezza degli arredi, opera di due valenti artigiani
locali, i fratelli Emilio ed Attilio Fontana, maestri della
Scuola di Disegno di Pieve, con l'aiuto dell'ebanista Ceschin.
Gli artisti, pur ricorrendo a vari stili (dal rococò al
neoclassico) nell'esecuzione delle opere decorative, sono riusciti
a creare un effetto di fondo armonioso, grazie all'originalità
delle loro tecniche di lavoro.
|
|
IN COLLINA
L'anfiteatro delle colline invita a salire verso il paesino
di Refrontolo, da cui si gode di uno stupendo paesaggio.
Tra vigneti e coltivi prima del centro abitato ci accoglie l'elegante
villa settecentesca Ticozzi Buosi, un tempo dimora
dei coniugi pittori Guglielmo ed Emma Ciardi: la bellezza
del paesaggio, infatti, fin dai secoli scorsi attirò
famiglie aristocratiche veneziane e artisti in questo lembo
di territorio soggetto ai Conti Collalto, che mantennero
sempre ottimi rapporti con la Serenissima.
In paese sorgono altri antichi edifici, come la cinquecentesca
villa Capretta, ora Colles-Lorenzon, abbellita
dal poggiolo e dal portale a tutto sesto, o come villa Spada,
d'origine settecentesca, ora sede della rinomata mostra dei
vini.
Poco lontano sorge la chiesa, dedicata a Santa Margherita:
nota già nel 1075, dal 1312 sotto il controllo dei Collalto,
restaurata nella seconda metà del Quattrocento e ampliata
nel 1862, dopo aver subito seri danni durante la grande guerra
assunse l'aspetto attuale per il progetto di Giovanni Possamai.
Al suo interno conserva un prezioso altare di Sant'Antonio
da Padova del 1613 circa, riccamente lavorato, con
colonnine corinzie, intarsi e decorazioni barocche fra le eleganti
statuine delle Virtù Teologali e gli Angeli.
Oltre alla complessa struttura in marmo policromo e pietra scolpita
dell'altar maggiore di Paolo Possamai, padre di Giovanni,
e, soprattutto alle due statue laterali dello scultore trevigiano
Vittore Pessetto (1779), risulta interessante
il dipinto della Madonna del Rosario tra vari santi (1933),
opera di Pietro Dalle Ceste di Refrontolo, ispirata dal celebre
quadro di Palma il Giovane, a ricordo della vittoria di Lepanto
del 1571: gradevole per la nitidezza delle figure e per la vivacità
dei colori, è una rara testimonianza nella nostra zona
dell'arte del pittore, che decorò molte chiese in varie
città del Piemonte.
|
|

La settecentesca Villa Tacozzi-Buosi

Altare di Sant'Antonio da Padova (secXVIII)
Referenze Fotografiche
Mario Vidor: Tabella del dazio. Club Fotografica
Pieve: tutte le immagini sacre.
|
 |
|
|
INIZIATIVA COFINANZIATA
DALL'UNIONE EUROPEA PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO
FESR - SUBAZIONE 1.B REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE "PIANURA E COLLINA
TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV) |
 |
| ©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4 |
|
|


|
|