Turismo
 Colline della Sinistra Piave
 Lungo la pianura
Verso nordest
 Visita a Nervesa
 Il Montello a Giavera
Il Montello a Selva
Visita a San Zenone
Visita ai beni culturali di Vidor

PREMESSA
Nel territorio del medio corso del Piave il patrimonio artistico non è ancora conosciuto e apprezzato come meriterebbe: esistono infatti beni culturali interessanti e purtroppo poco noti, tanto che il visitatore giunge nella nostra zona per acquistare i prodotti delle piccole e intraprendenti aziende o degustare piatti tipici e vini locali pregiati, ma non coglie l'occasione di ammirare le innumerevoli opere d'arte che trova sul suo cammino.Per fortuna si avvertono già i primi incoraggianti segnali di attenzione o di riscoperta, se è vero che in un articolo del Corriere della Sera di sabato 14 aprile scorso, sollecitato a proporre una meta significativa per una gita fuori porta nell'imminenza delle feste pasquali, l'autorevole Arrigo Cipriani dell' Harry's Bar descrive con dovizia di particolari e in termini entusiastici, oltre alle specialità culinarie, i nostri paesini con i loro tesori d'arte.Proponendo un paio di itinerari artistici a nostro avviso significativi, vogliamo incuriosire chi giunge per la prima volta nel territorio, delineandone una nuova immagine; informazioni più complete e approfondite saranno offerte dai siti di ciascuna realtà locale.

ALLA SCOPERTA DEI TESORI NASCOSTI TRA LE COLLINE
Cominciamo la nostra visita dal colle che sovrasta Posmon, a nord di Col San Martino, dove si trova un prezioso oratorio, dedicato a San Vigilio, la cui struttura originaria risale alla fine dell'XI sec. o all'inizio del successivo, epoca in cui fiorì l'arte romanica nella diocesi di Ceneda. L'edificio originale presentava una pianta rettangolare di altezza ridotta, tetto a capanna e travatura a vista.
 

Oratorio di S. Vigilio a Col S. Martino






Madonna con Bambino e San Nicola benedicente




San Giorgio uccide il drago (1458)




San Bonaventura
e San Bernardino (1458)
 

Nel XIV sec. subì un ampliamento, come dimostra la disposizione asimmetrica della facciata; rifatto il pavimento in cotto, fu eretta la torre campanaria, per sostituire la monofora preesistente sul colmo della facciata. L'abside quadrata e la sacrestia laterale completarono l'opera nel secolo seguente.
Al suo interno la cappella offre un interessante repertorio pittorico; la parete a sud è la più interessante: la decorano tre affreschi del 1458, attribuiti per la tecnica compositiva e le vivaci gamme cromatiche a Giovanni di Francia.

Il primo raffigura una Madonna seduta con Bambino sulle ginocchia e San Nicola di Bari benedicente; al centro, con dedica di una devota di nome Maria, come riporta l’iscrizione, San Giorgio a cavallo uccide il drago; nell’ultimo compaiono le figure di San Bonaventura e San Bernardino da Siena, con il Signum Christi.

Nella controfacciata spicca l'elegante affresco di San Bovo a cavallo, datato 8 agosto 1489, opera del figlio Desiderio o di altri collaboratori di Giovanni di Francia. Completano la decorazione degli altari l'altorilievo ligneo di S. Vigilio, opera dello scultore Stuflesser di Val Gardena, una tela di Sant'Antonio abate di Luigi Cima e una di San Giuseppe artigiano di Giuseppe Modolo.

Dal colle si può ammirare a ovest il tempietto dedicato dalla pietà popolare a San Martino ed inaugurato nel 1927 per sostituire due chiese precedenti: la prima, risalente all'XI secolo, sorgeva sulla cima del colle Castel; dopo la sua distruzione ne fu edificata un'altra di stile romanico, simile a San Vigilio, più a valle.


L'attuale, progettata dall’architetto veneziano Attilio Scattolin, presenta pianta ottagonale in stile romanico – gotico, con eleganti arcate su cui sorge un tiburio sempre ottagonale, base per la cella campanaria e per la cuspide, che si eleva fino a 25 metri, sorretta da otto eleganti pilastrini.

A sud, oltre la chiesa parrocchiale, presso il cimitero si scorge la forma slanciata della torre campanaria, che reca un'iscrizione con la data del 1537.

In realtà essa era molto più antica; prima di essere adattata a campanile del vecchio edificio cultuale, demolito nel 1904 perché ormai decrepito e angusto, era con ogni probabilità una costruzione militare di avvistamento e di difesa, collegata con le torri di Credazzo a nord e con la torre caminese di Moriago a sud: il suo aspetto, infatti, induce a ritenere che si tratti di un possesso medievale della potente famiglia Da Camino.

A est, in direzione di Farra, domina la pianura un poderoso complesso di fortificazioni, eretto verso il X sec. sulle colline di Credazzo per controllare le invasioni barbariche da nord, in particolare dei temuti Ungari.

Il castello si articolava in tre torri, disposte nella direttrice nord–sud e unite da possenti mura, sulle quali vigilavano le sentinelle: immerso nel verde e collocato in una posizione ottimale, in quanto controllava un ampio tratto della valle del Soligo, fungeva da abitazione signorile e soprattutto da valida difesa in caso di attacco: Castrum et fortilicia, come testimoniano le fonti più antiche.

Già dal XII sec. apparteneva ai signori Da Camino, che dominavano un vasto territorio nel bellunese e nel trevigiano.
 



Affresco sulla parete di fondo:
San Bovo a cavallo (datato 8 agosto 1489)


Torri di Credazzo


Il poderoso complesso di fortificazioni


La chiesa di San Lorenzo


Villa Caragiani (1737)


Villa Savoini
 

Tra gli eventi degni di nota, ricordiamo che nel 1243 vi nacque Guecellone VI, la cui vita fu molto breve; suo figlio Tolberto III sposò Gaia da Camino, figlia del "buon Gherardo", citato da Dante nel Convivio e nel canto XVI del Purgatorio. Dal loro matrimonio nacque Chiara, che nel 1313 andò sposa a Rambaldo VIII di Collalto, che acquistò il feudo nel 1321 per 13.560 lire dei piccoli. Ben presto iniziò il declino: all'inizio del Quattrocento le orde degli Ungari, guidate dall'avventuriero Pippo Spano contro la Serenissima piombarono nei territori dei Collalto, assediarono e distrussero il castello.

Al feudo di Credazzo apparteneva anche la suggestiva chiesetta di San Lorenzo, che vide importanti avvenimenti della storia locale: nel 1242 vi fu celebrato il matrimonio tra Tolberto II e Agnese De' Guidotti, genitori di Guecellone VI, il 26 luglio 1321 vi entrò con tutti gli onori Rambaldo VIII di Collalto. L’edificio subì l'ultimo restauro nel XVI secolo, come attesta l’iscrizione sul portale d’ingresso: “1573 adì 23 aprile M. Zuane da Cividal fece”.Nei secoli, nonostante i frequenti saccheggi e i rifacimenti, la chiesetta ha conservato il suo aspetto semplice ed austero, con l’antico campanile merlato e il cimitero, che la circondava forse da due lati.

Prima del centro di Farra sorge in collina una splendida villa palladiana, circondata da un parco secolare: costruita nel 1737 da F. M. Preti per la ricca famiglia veneziana dei Caragiani, mercanti d'origine greca. L'ingresso, su una maestosa scalinata a due rampe, adorno di statue e balaustra, e il corpo centrale evocano le forme del tempio classico, mentre le parti laterali e gli annessi si ispirano alla semplicità e alla funzionalità. Quattro colonne delimitano l’elegante facciata e sostengono il timpano triangolare, su cui campeggiano altre tre statue. La villa, restaurata dalla famiglia Ricci, è completata da un oratorio e da un pozzo settecenteschi.


A pochi metri di distanza, cinta da colture a vigneto, si può ammirare Villa Savoini, mirabile esempio di abitazione di campagna del XIV sec. a pianta rettangolare, strutturata su due piani con granaio mansardato. La facciata principale presenta, tra decorazioni di terra gialla (fregi, putti, due aquile, fogliame ...) e raffigurazioni allegoriche (Andromeda, Arianna abbandonata) un'elegante trifora ad archi rotondi. L'edificio fu ampliato nel XVI secolo: nella parete sud fu inserita una bella esafora con curiosi capitelli a volute ioniche. Pur danneggiata nella Grande Guerra, all'interno conserva un interessante salone nobile, con soffitto dipinto a decoro.

Appartiene allo stesso complesso anche il vicino edificio denominato Municipio vecchio, ormai in precarie condizioni; costruito nel XVI sec. mostra ancora un'armoniosa loggia ad archi tondi e tracce degli affreschi dell'epoca. Merita un cenno anche la colombaia ricavata sul sottotetto della parete est: vi alloggiavano i piccioni viaggiatori, con cui venivano spediti in passato i messaggi alla Serenissima.

All'interno dell'arcipretale di Santo Stefano a Farra si può ammirare il pregiato Fonte Battesimale del sec. XVI, originale della vecchia chiesa attigua: dentro la copertura della vasca marmorea sono collocati due fini dipinti del tardo Cinquecento: il Battesimo di Cristo, attribuito a Francesco Frigimelica, e l'Annunciazione (sui battenti apribili), di Silvestro Arrosti. A sud del paese in stato di abbandono si trova anche la medievale Chiesa della Madonna dei Broli o della Neve, con l'antica torre adattata a campanile: alcune sue pietre recano incise delle scritte probabilmente paleovenete.

Riprendendo il viaggio verso Soligo, la nostra prossima tappa diventa l'oratorio di Santa Maria Nova: l'edificio cultuale è tanto piccolo quanto bello. Parte integrante del feudo dei Da Camino, il cui castello sorgeva sul colle di San Gallo, è molto antico, come testimonia il suo nome: ne troviamo menzione in un documento del 1359, dopo che Rizzardo da Soligo provvide a costruire o, forse, a restaurare l’oratorio; l’aggettivo Nova farebbe supporre infatti che esistesse già da tempo in loco.
 



Il Municipio vecchio di Farra (XVI sec)


Oratorio di Santa Maria Nova (1350)


Cristo Passo, Madonna con Bambino e Apostoli



Enrico II di Sassonia,
moglie Cunegonda
e devota Da Camino (1362)


L'oratorio si San Gallo, edificato nel Quattrocento sulle rovine
del Castello dei Da Camino

 

L'abbazia laicale ha pianta rettangolare e un portale con lunetta, sovrastato da monofora campanaria. I danni di una granata alla parete sud durante la Grande Guerra misero in luce uno straordinario ciclo di affreschi, ora ben restaurati, che costituiscono uno dei vanti più prestigiosi dell'arte sacra nel nostro territorio.

Sulla parete est, dietro l’altare, dentro una cornice a forma di lunetta sopraelevata, domina un Cristo Passo, opera di un ignoto Maestro di Soligo, come le figure sottostanti degli Apostoli e, su quella lesionata a sud, la Decollazione di San Giovanni Battista, la Figura femminile orante, la Madonna con Bambino: affreschi raffinati, risalgono al 1350 circa e rivelano influssi dell'esperienza giottesca riminese, mentre la Madonna con Bambino in trono al centro è lavoro della fine del Quattrocento.

Alberico degli Azzoni, cognato di Rizzardo, commissionò nel 1362 la teoria di dieci santi, che compaiono a figura intera sulla parete nord entro in nicchie, costituite da arcate dipinte, sorrette da esili colonnine. Nella prima è racchiusa una Santa incoronata con aureola, lunga veste gialla, manto rosso drappeggiato sulle spalle e due corone nelle mani; nella seguente un Santo Guerriero biondo con aureola, veste rossa, schinieri e un ricco manto verde; in ginocchio ai suoi piedi, in atto di preghiera, una dama in veste rossa con elegante mantello sulle spalle. Con ogni probabilità rappresentano l’imperatore Enrico II di Sassonia, la moglie Cunegonda e un'importante devota Caminese. Gli affreschi sono attribuiti a due diversi artisti di cui si ignora il nome, detti Primo e Secondo Maestro del 1362.



Saliamo sul colle che domina Soligo e offre un mirabile panorama della pianura veneta, permettendo di scorgere il mare nelle giornate limpide: qui, secondo la tradizione, fu edificato l'oratorio di San Gallo dall'eremita Egidio di Lombardia nel 1430, sulle rovine dell'antico castello dei Da Camino, distrutto nel 1378. L'edificio, méta dei devoti che andavano a ciòr la son ("a prendere il sonno", specialmente per i neonati che non chiudevano occhio tutta la notte) presenta struttura a capanna e nicchie laterali; l'affresco del santo è datato 7 agosto 1442. La pala con la Sacra Famiglia e San Gallo è opera del tardo Seicento. Il campanile, dalla forma agile e slanciata, è ancora più recente: risale infatti al 1753. A San Biagio, il cui culto era molto antico, dato che nel castello sorgeva una chiesa in suo onore, è dedicato un altare.

Scendendo dal colle, si giunge alla parrocchiale, chiesa settecentesca ampliata negli anni '20 su progetto di Giovanni Possamai, con la sua torre campanaria del Quattrocento; all'interno si può ammirare soprattutto la pala di Francesco da Milano, dipinta prima del 1537, in cui sono raffigurati la Madonna con il Bambino e i santi Pietro, Paolo, Gallo e Floriano.

Prima di lasciare il paese, diamo uno sguardo a due splendide ville, Brandolini e De Toffoli. La prima, circondata da un secolare parco, fu edificata nel Settecento, il secolo delle raffinatezze e dell’eleganza; i nobili proprietari vi giungevano per trascorrere le vacanze. Dispone di quattro piani: l’entrata è fornita di loggia sorretta da quattro colonne di ordine dorico, pentafora con ampio poggiolo al centro della facciata e frontone sopraelevato con trifora. Oggi è diventata un modernissimo centro dietetico e fisioterapico.

La seconda, situata in via dei Colli a Soligo, dove sorgeva una torre di difesa già dal Quattrocento, risale al 1865; fungeva da abitazione signorile in un contesto agricolo. Oggi è ben conservata e apre i suoi battenti a importanti manifestazioni, come le mostre di vini pregiati.

 



Madonna con Bambino e i santi Pietro, Paolo, Gallo e Floriano




Villa Brandolini


Referenze Fotografiche

Mario Vidor: Madonna con Bambino e San Nicola, Torri di Credazzo e Villa Caragiani. Club Fotografica Pieve di Soligo: San Vigilio, Cristo Passo, Enrico II, Oratorio di S. Gallo e Pala di Soligo: Madonna col Bambino e Santi.

 

INIZIATIVA COFINANZIATA DALL'UNIONE EUROPEA
PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO FESR - SUBAZIONE 1.B
REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE
"PIANURA E COLLINA TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV)
©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4