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LA BATTAGLIA DEL SOLSTIZIO
Libera ricostruzione delle vicende decisive per il
conflitto, attraverso le memorie di Giuseppe Manca, sergente
del 215° reggimento di fanteria.
15 Giugno 1918
L'ATTACCO NEMICO
"Alle tre del mattino ha inizio, da parte del nemico,
un violento bombardamento": con queste parole nel suo
diario il sergente Giuseppe Manca, capo plotone del 215°
reggimento di fanteria, apre il racconto della battaglia
più lunga, sanguinosa e drammatica combattuta sul fronte
del Piave durante la Grande Guerra.
Sul Montello si abbatte una tempesta di proiettili dirompenti
e granate; le nostre truppe si ritirano sul versante meridionale,
riparando dentro le gallerie, mentre nell'aria si diffonde una
fitta coltre di nebbia, di gas asfissiante e lacrimogeno.
Gli aiutanti di battaglia ordinano di mantenere le posizioni
in attesa di ordini, ma improvvisamente il caporal Graziani,
dal suo posto di vedetta lancia l'allarme: "I Tedeschi
hanno passato il Piave !". In basso dal corso del fiume
ai baluardi della Linea della Corda in breve infuria
una violenta sparatoria.
Il colonnello Zirano invia di rinforzo la Settima e Ottava
compagnia, guidate dai tenenti Gueli e Casella, per impedire
l'assalto nemico; il sergente Manca, in testa alla Settima,
dirigendosi verso la presa (strada) Nove, si rende subito
conto della gravità della situazione: nella sottostante
postazione i serventi al pezzo sono caduti, colpiti dall'esplosione
di un proiettile, e il cannone da 149 è abbandonato.
Per fortuna la situazione non è ancora disperata: dopo
una breve scaramuccia i nostri costringono una pattuglia di
incursori polacchi alla resa.
Ora la Linea della Corda è sotto controllo e la mattina
trascorre tranquilla nell'area tra la presa Nove e Dieci. Nel
pomeriggio arriva l'ordine del colonnello Boschi: "Tenete
la linea fino all'ultimo uomo". Nel tardo pomeriggio
arrivano rinforzi: la Brigata Reggio, un battaglione
del 96° e gruppi di bersaglieri. Dalle tasche di un
caduto tedesco esce una cartina del Montello con la strada
Nove segnata di rosso: ormai è chiaro che l'attacco,
mosso dalla località Campagnole di sotto, punta dritto
verso Volpago.
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Elmetto della Grande Guerra
"Hanno passato il Piave!"
Artiglieria pesante in azione
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Giavera: dolina
detta Valle della Morte
per l'alto numero di caduti

Soldati con una mitragliatrice
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16 GIUGNO
UN GIORNO DI FUOCO E DI DOLORE
Di buon mattino la battaglia si riaccende: mentre la nostra
fanteria avanza, si scatena un intenso fuoco di sbarramento
da tutto il fronte dell'artiglieria nemica:
"Quanti feriti ho visto trasportare dietro casa Carpenedo,
- racconta accorato Peppino Manca - e non poche volte!".
Lo scontro si rivela ben presto impari: sul fronte italiano
resiste il solo 45° battaglione, che sopporta con
coraggio l'urto di un'intera Divisione nemica.
Verso sera i superstiti devono ripiegare; le mitragliatrici
sono incandescenti e i soldati hanno sete: "Il Montello
è povero d'acqua e noi poca ne avevamo" - ricorda
il sergente.
Ormai la Linea della Corda è in pericolo. Mentre
cala la notte, la battaglia scema, il crepitio delle armi si
attenua e resta solo il lamento dei feriti.
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17 GIUGNO
LA NOTTE PIU' LUNGA
All'alba riprende il bombardamento austriaco: sulla linea
del fuoco per un fronte di un chilometro sono disposti
appena 200 uomini.
I reticolati e le trincee reggono ancora, ma i bombardamenti
e gli attacchi continui aprono varchi sempre più ampi.
"Se la Linea della Corda il giorno 17 non fu perduta dalla
strada Sette e oltre la Nove, per l'esigua forza che la difendeva,
ha del miracolo" - deve riconoscere il sergente.
Morti e feriti non impediscono al terzo battaglione del 215°
reggimento di resistere strenuamente e in tal modo
mandano in fumo il disegno delle truppe nemiche di penetrare
nella piana Selva - Volpago, per accerchiare le
nostre postazioni di Giavera.
Anche Giuseppe Manca, al comando di 25 uomini, svolge
un ruolo decisivo nelle operazioni di sbarramento, recuperando
una postazione di mitraglia tra la Nove e la Dieci.
Al calar delle ombre un altro furioso attacco sconvolge il settore
dalla Sette alla Nove. Non c'è tregua e il sergente confessa:
"Quella deve essere stata la notte più lunga
della mia vita."
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Soldati in trincea
Parte di granata
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18 - 22 GIUGNO
IL NEMICO SI RITIRA
Il comando prima dell'alba riorganizza e potenzia le difese
nel punto nevralgico del fronte, dotandole di una nuova mitraglia.
Dai capitani dei battaglioni parte l'ordine di recuperare
i cannoni da 65 lasciati nella dolina sottostante: con un'abile
manovra convergente, sfidando il fuoco dei cecchini nemici,
l'azione riesce e permette di cambiare le sorti della battaglia:
cannoni e mitraglie spazzano la collina occupata dagli assalitori,
costringendoli alla ritirata.
Il tempo s'è messo al brutto: piove dalla notte del 18
giugno, le trincee e il fronte sono ormai una distesa di pantano.
I Tedeschi temono che il Piave in piena travolga ponti
e traghetti, impedendo l'eventuale ritirata: così
la mattina del 22 tentano l'ultimo attacco, ma senza
esito.
Dalle retrovie sono finalmente arrivate sul fronte del Montello
lunghe file di cannoni, che vomitano fuoco sugli invasori, oltre
a truppe fresche.
La notte dal 22 al 23 giugno il nemico, consapevole della
sconfitta, abbandona il Montello e torna al di là
del fiume.
La missione è compiuta: "Trascinavamo i nostri
corpi stanchi per la fatica, eravamo assonnati da otto giorni
di veglia e martoriati per tante emozioni. Ma eravamo fieri
!"- conclude il nostro sergente Giuseppe Manca - "dopo
aver combattuto lassù, in quei prati, tra i boschetti
di robinie, nelle trincee trasformate dalla pioggia in laghi
di fango".
Il testo integrale del diario è pubblicato sul CD
Sentieri di guerra, sentieri di pace, prodotto dalla Scuola
Media Statale "Don C. Gnocchi" di Nervesa della Battaglia
nell' a. s. 1998/99 e sul sito del Comune. Un sentito ringraziamento
a: Dirigente Scolastico, docenti e alunni dell'istituto per
la cortese disponibilità.
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INIZIATIVA COFINANZIATA
DALL'UNIONE EUROPEA PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO
FESR - SUBAZIONE 1.B REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE "PIANURA E COLLINA
TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV) |
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