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PREMESSA
Le vicende del XX secolo relative al periodo fascista,
alla seconda guerra mondiale, alla Repubblica, allo sviluppo
economico ... sono storia di ieri; gli anziani
e gli adulti ne sono le vere e proprie pagine
viventi, in grado di raccontare le loro esperienze dirette,
di dare un contributo in prima persona, attraverso le loro testimonianze:
riteniamo importante per le nuove generazioni che non vada perso
un patrimonio così prezioso, quindi invitiamo i protagonisti
della nostra storia a mettere cortesemente a disposizione
dei giovani i loro ricchi archivi storici della memoria, per
non dimenticare.
SINTESI
Noi qui ci limitiamo a delineare alcuni tratti particolari,
in modo sintetico e frammentario, legati alle vicende vissute
dalle comunità del Piave nel suo corso medio, ben sapendo
che qualsiasi trattazione sarebbe comunque parziale e soggettiva.
La ricostruzione dopo la Grande Guerra fu lenta e difficile:
si rividero noti fenomeni come l'emigrazione, diretta
soprattutto verso la Francia, il Belgio e la Svizzera; si moltiplicarono
le proteste, gli scioperi e le sollevazioni,
soprattutto nel periodo tra il 1919 e il 1922.
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Il triste ritorno dei profughi:
case sventrate e baracche
Falzé di Piave(loc.Chiesuola)
Ripresa economica:
compare l'automobile
(Col San Martino, piazza Fontana)
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Monumento agli Arditi Piazza di Falzé (opera di Giovanni.
Possamai)

Manifesto di propaganda "La vittoria del grano"
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IL VENTENNIO FASCISTA
Durante il periodo fascista il Piave divenne il fiume
sacro alla Patria. Il regime aveva bisogno di creare nuovi
miti, importanti per superare la gravità del momento,
caratterizzata da un'infinità di problemi, in un panorama
che spaziava dalla "vittoria mutilata" alla crisi
economica. La propaganda sfruttò allora le immagini della
vittoria, che ben presto assursero a simboli nazionali: gli
arditi furono celebrati e con enfasi definiti "caimani
del Piave", nel contesto dell'esaltazione del superuomo
e della razza superiore trovò ampio
spazio il modello della razza Piave, additata come esempio
di coraggio, incarnazione dell'antica virtus romana.
AUTARCHIA
La politica nazionalistica e autarchica ridusse l'emigrazione;
furono avviate opere di bonifica e di ricostruzione, per dare
impulso all'economia: tra tutte merita una citazione la realizzazione
del canale della Vittoria, utile per l'irrigazione. Tra
le iniziative per rilanciare il settore primario, dopo una prima
fase di bonifica del terreno dai residui bellici e dalle granate
inesplose in particolare, furono reclamizzate le battaglie
del grano e della palude, mirate all'autosufficienza
della produzione agricola (e industriale) della nazione; il fine
ultimo dei provvedimenti era racchiuso nel famoso "Me
ne frego" usato come propaganda di fronte alle sanzioni
economiche imposte dalla Società delle Nazioni dopo l'aggressione
italiana all'Etiopia il 3 ottobre 1935. Altre campagne vennero
promosse per favorire l'aumento della popolazione: la battaglia
demografica comportò l'encomio o la premiazione delle
famiglie più prolifiche e, perfino, la tassa sul celibato.
Per Mussolini "tanti giovani" significavano ancora
"tante baionette", secondo un'ottica ormai superata
della guerra, visti i sorprendenti progressi tecnologici della
produzione bellica, che sfornava navi, aerei e carri armati sempre
più micidiali. Per superare la grave congiuntura economica
del 1929 il duce preferì avviare un imponente piano di
lavori pubblici, impiegando i disoccupati nella costruzione di
strade, ferrovie, porti ... |
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EDUCAZIONE FASCISTA
Continuò, sempre più serrata, l'opera di
indottrinamento collettivo: dai 6 ai 17 anni i maschi venivano
progressivamente inquadrati nelle sezioni dei: figli della
lupa, balilla, balilla moschettieri,
avanguardisti e avanguardisti moschettieri; esistevano pure
i GUF (gruppi universitari fascisti). Sorte simile toccava
alle fanciulle, chiamate piccole italiane. le
varie formazioni animavano il sabato fascista, con esibizioni
ginniche e paramilitari. Manifestazioni e celebrazioni patriottiche
avevano lo scopo di cementare lo spirito di gruppo e di favorire
l'esaltazione nazionalistica. Ben presto il regime inaugurò
una spietata opera di persecuzione nei confronti degli oppositori
del regime, con la nota formula dell' olio e del manganello,
più tardi sostituita da confino e prigione.
LA SECONDA GUERRA MONDIALE
L'Italia entra nel conflitto
Quando Hitler con la sua politica di conquista scatenò
la seconda guerra mondiale, l'Italia, alleata della Germania
e del Giappone, rimase alla finestra solo per alcuni mesi, perché
ancora impreparata al conflitto. L'incalzare delle avanzate
tedesche e una valutazione errata ("Ho bisogno di qualche
centinaio di morti per poter sedermi al tavolo delle trattative
di pace come vincitore") degli eventi indussero Mussolini
a entrare nel conflitto il 10 giugno 1940: iniziava così
una drammatica guerra totale, che avrebbe coinvolto soldati
e popolazione civile in ogni punto della penisola per ben cinque
anni.
Occupata la Francia, la Germania avviò l'operazione leone
marino, sottoponendo l'Inghilterra a un massacrante bombardamento
per 84 giorni, ma senza successo: per l'uso del radar e il coraggio
dei piloti della Royal Air Force il piano fallì.
L'offensiva italiana mirava al controllo del Mediterraneo e
dell'Africa nord-orientale; il 28 ottobre 1940 le nostre truppe
mossero all'attacco dell'Albania e della Grecia, ma furono respinte.
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Vignetta di propaganda:
camicie nere con lo slogan:
"Me ne frego"

Esercitazione ginnica di
"piccole italiane"
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Manifesto fascista
che esalta la guerra

Soldati tedeschi
nella bufera russa
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1941
Nel 1941 si verificarono violenti scontri nell'Africa
del nord tra l'Africa Korps del generale Rommel
e le truppe inglesi, che solo negli ultimi mesi del 1942, guidate
dall'abile maresciallo Montgomery riuscirono ad avere
il completo controllo di tutto il territorio. Nel frattempo
era iniziata l'operazione barbarossa: il piano di Hitler,
ormai padrone dell'Europa continentale, prevedeva l'invasione
dell'Unione Sovietica, violando il patto di non aggressione.
Ingenti colonne motorizzate tedesche e 200.000 italiani puntarono
su Mosca, ma incontrarono le stesse difficoltà che decretarono
il fallimento della spedizione napoleonica: la ritirata nemica
e la tecnica della terra bruciata, in attesa del grande alleato
inverno. Il 6 dicembre l'attacco aereo giapponese di
Pearl Harbor produsse l'intervento degli Stati Uniti.
1943
L' 8 settembre
Il 1942 vide gli ultimi successi dell'Asse, il 1943 risultò
favorevole agli Alleati sul fronte meridionale e orientale:
a Stalingrado nel dicembre le truppe sovietiche sorpresero gli
invasori, che furono costretti a una rovinosa ritirata; decine
di accerchiamenti annientarono il corpo di spedizione italiano:
30.000 perirono di congelamento, 85.000 furono uccisi o dispersi.
Il 10 luglio in Sicilia era già cominciato lo sbarco
degli Alleati; il re impose le dimissioni a Mussolini (tratto
in arresto, fu deportato sul Gran Sasso) e affidò il
nuovo mandato al maresciallo Badoglio. "La guerra
continua" era una dichiarazione di comodo
per coprire gli accordi segreti con gli Alleati, firmati il
3 settembre a Cassibile: l' 8 settembre Radio Londra
ufficializzò l'armistizio, sorprendendo il re
e il governo, costretti a precipitosa fuga verso Brindisi. Mentre
i comandi tedeschi occuparono militarmente la penisola, compiendo
rastrellamenti punitivi contro i disertori, l'esercito si sbandò:
molti fuggirono in montagna o in luoghi impervi, dando luogo
alle prime formazioni partigiane.
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1944-1945
La Resistenza
Nel momento più grave della storia italiana nacque,
come nelle altre nazioni sottomesse, il fenomeno della Resistenza.
Mentre gli Alleati avanzavano più lentamente del previsto
per la fiera opposizione tedesca sulle tre linee Gustav,
Hitler e Gotica, i partigiani impegnarono in
tutta l'Italia settentrionale le truppe tedesche e le camicie
nere di Mussolini, che, una volta liberato da paracadutisti nazisti,
aveva istituito la Repubblica di Salò: adottavano spesso
le tecniche della guerriglia e del sabotaggio, facendo saltare
ponti, convogli nemici ... su segnalazione di staffette fidate,
che operavano tra i civili.
Gli occupanti cercarono in tutti i modi stroncare il fenomeno,
attraverso torture, esecuzioni, decimazioni, ma invano. Nella
nostra zona operavano varie formazioni, in particolare le brigate
Mazzini, Tolot e Piave, che si spostavano
sulle colline e sull'arco prealpino, dal Grappa al Cansiglio.
Nell'anno 1944, il più duro del conflitto, nei paesi si
intensificarono i saccheggi e le rappresaglie, che misero a dura
prova i superstiti dei frequenti bombardamenti e delle deportazioni:
improvvisi rastrellamenti, mirati a spedire nei lager quanti
erano sospettati di diserzione o di tradimento, spargevano il
terrore tra i civili. dentro le camere a gas di Dachau, Auschwitz,
Buchenwald, Mauthausen furono sterminati e poi bruciati nei forni
crematori oltre 6 milioni tra Ebrei, Italiani, Slavi ... Il 6
giugno 1944 l'ingente sbarco di soldati anglo-americani (3.000
navi e 12.000 aerei) sulle coste della Normandia costrinse i Tedeschi
a una ritirata senza fine tanto sul fronte occidentale (oltre
un milione di alleati e 300.000 mezzi militari) quanto su quello
orientale, dove le truppe sovietiche puntavano su Berlino: l'accordo
di Yalta permise un'azione congiunta finale contro Hitler, ma
fissò pure l'assetto futuro dell'Europa, la grande sconfitta,
che doveva entrare nelle due sfere d'influenza delle potenze vincitrici.
L'incessante avanzata alleata da sud, dopo il superamento della
linea Gotica (21 aprile1945), indusse il comando del Comitato
di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia a proclamare il
25 aprile l'insurrezione generale e ad assumere
pieni poteri; il 28 Mussolini, caduto nelle mani delle formazioni
partigiane, venne fucilato. Ai primi di maggio infuriò
per giorni la battaglia di Berlino, stretta d'assedio;
Hitler si suicidò, la Germania fu costretta alla resa (7
maggio). La resistenza del Giappone fu piegata tre mesi dopo:
il 6 agosto una prima bomba atomica su Hiroshima (oltre
240.000 morti e 100.000 feriti), il 9 una seconda su Nagasaki
costrinsero l'impero del Sol Levante alla resa senza condizioni.
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Lo sbarco alleato in Sicilia

Formazione partigiana
in montagna

Ingresso del lager di Auschwitz
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6 agosto '45: bomba atomica su Hiroshima

2 giugno 1946: la Repubblica

Dalle macerie della seconda
guerra mondiale ...
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FINE DELLA GUERRA
Si concludeva così il più sanguinoso dei
conflitti, il cui bilancio in cifre mette i brividi: 55 milioni
di vittime, 35 milioni di feriti e 3 milioni di dispersi;
incalcolabili i danni prodotti dai bombardamenti a case, terreni,
strutture ... in ogni continente.
1946
La Repubblica
Le conseguenze della guerra in Italia furono molto importanti:
l'opinione pubblica attribuì al re le colpe della dittatura
fascista e della guerra sconsiderata, così nel referendum
del 2 giugno 1946 il popolo italiano (per la prima volta
votavano le donne) scelse la Repubblica. Un'Assemblea
Costituente lavorò per più di un anno e il 1°
gennaio 1948 entrò in vigore la nuova Costituzione.
Dal 1948 governò la Democrazia Cristiana di De Gasperi
e dopo un difficile periodo di transizione, una coalizione di
Centro-Sinistra (1963).
LA RIPRESA
Il boom economico
La ricostruzione si rivelò più rapida del
previsto per l'intervento economico americano (piano Marshall).
I trattati di pace, nonostante la dura sconfitta, furono clementi
per il contributo della resistenza alla liberazione (cessione
del Carso e dell'Istria alla Jugoslavia, di tenda e Briga alla
Francia, del Dodecanneso alla Grecia, mentre le colonie in Africa
ottennero in seguito l'indipendenza). Lo sviluppo economico
interessò il nord e particolarmente il triangolo industriale
(Torino, Milano, Genova)
determinando il fenomeno della migrazione interna da sud verso
il nord-ovest.
L'area del nord-est negli anni cinquanta rimase depressa e legata
a un settore primario ancora arretrato, così intensi
flussi migratori spopolarono vari paesi. Solo verso la metà
del decennio seguente si verificò un'inversione di tendenza:
i guadagni degli emigranti permisero lo sviluppo del settore
artigianale e della piccola industria, tanto da gridare al miracolo
del boom economico. Una frenetica attività edilizia
favorì la nascita di una miriade di mobilifici e di altre
industrie, legate ai settori dell'arredamento; più tardi
si svilupparono pure i settori meccanico, tessile, calzaturiero,
alimentare ...
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IL MIRACOLO DEL NORDEST
Il benessere creò una nuova immagine del territorio:
si sviluppò la passione per la casa, curata nei minimi
particolari; l'azienda, sempre più ampia, conservò
l'impronta artigianale, riscontrabile nella cura dei dettagli
e nella flessibilità della produzione, attenta alle esigenze
del cliente; l'operosità delle persone diversificò
le iniziative anche nel periodo di recessione: sorsero micro-aziende
capaci di sfruttare nicchie di mercato e bisogni sempre diversi.
Nel nostro ambiente, depresso da secolari disgrazie, ma temprato
dallo spirito di sacrificio e dalla proverbiale costanza, stava
nascendo un nuovo, irripetibile fenomeno: il miracolo economico
del nordest.
Bibliografia fondamentale
Testi scolastici: Brancati, Fare storia, La Nuova
Italia: Gentile-Ronga, Il multilibro di storia, La Scuola; Corni-Gasparri,
Storia. Archimede; Bondone, La storia e noi, Sei; Bonifazi-Dellamonica,
I giorni le opere, Bulgarini; A.R.Leone, Orientarsi nella nuova
storia, Sansoni, Paolucci-Signorini, Il corso della storia,
Zanichelli.
Altri Testi: L'Alta Marca Trevigiana, Cierre; Il
Piave, Cierre; Dall'Anese-Martorel, Il Quartier del Piave e
la Val Mareno, Tipse Vittorio Veneto; Dall'Anese-Martorel, Gli
anni della Grande Guerra nel Quartier del Piave, Nuova Stampa
3; Pittalis-Comini-Jori, La nostra guerra, Ed.Gazzettino;Passolunghi,
I Collalto, Marini; Gasparini, La Pieve di Soligo e la Gastaldia
di Solighetto, Grafiche V.Bernardi; Gasparini, Due villaggi
della collina trevigiana, Comune di Vidor.
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... al boom economico:
zona industriale .

Il miracolo economico
del nordest
Referenze fotografiche
Da "Gli anni della Grande Guerra" (Dall'Anese-Martorel):
Rovine a Falzé. Giotto Loris: Monumento Arditi e Miracolo
economico. Altri documenti storici riportati da uno (o alcuni)
dei testi scolastici citati.
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INIZIATIVA COFINANZIATA
DALL'UNIONE EUROPEA PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO
FESR - SUBAZIONE 1.B REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE "PIANURA E COLLINA
TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV) |
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| ©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4 |
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