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L'EPOCA COMUNALE: contrasti e saccheggi-conquiste della Marca.
Dopo il Mille nel territorio della Marca furono frequenti gli scontri per il controllo delle zone collinari e della pianura lungo la Piave, come ricordato: le vicende del Comune di Treviso si intersecarono talmente con quelle delle potenti famiglie da Camino e soprattutto Collalto che spesso vennero a coincidere.

Nei primi decenni del Duecento i feudi di Col San Martino e Soligo passarono sotto il dominio trevigiano; dal 1230 al 1242 tutta l'area subì assalti, assedi e saccheggi per opera di Ezzelino da Romano, che si impadronì dei castelli e delle ville di Vidor, Nosledo, Moriago, Mosnigo, Sernaglia e Fontigo.

L'autorità di Gherardo da Camino inaugurò nella Marca, nel periodo di massima espansione, l'avvento della Signoria.
I successivi scontri tra Caminesi, in particolare l'irrequieto Guecellone VII, e il capoluogo produssero altre distruzioni: nel 1319 il Castello di Soligo fu raso al suolo, la stessa sorte subì subito dopo quello di Vidor.


L'ESPANSIONE DELLA
SERENISSIMA:
Le Signorie

Le divisioni e la politica di espansione in terraferma di Venezia si fecero ben presto sentire anche nella Marca: nel 1337 il dominio di San Marco si estendeva in tutta la regione; verso la metà del secolo l'area trevigiana era divisa in tre parti: la podesteria di Treviso (a nord si estendeva fino alla Pieve del Trevisan), le contee di Valmareno (controllava la vallata fino alla Gastaldia di Solighetto e includeva la Pieve del Contà) e Collalto (giungeva fino a Refrontolo, Barbisano, Colfosco, Falzé, Sernaglia e disponeva dell'enorme estensione boschiva del Montello).

Era ormai conclusa l'avventura dei da Camino, con la sola eccezione di Ercole, che nel 1411, come capitano imperiale e alleato di Venezia, divenne signore di Valmareno, Fregona e Solighetto, ma senza diritti di trasmissione ereditaria. Per quattro secoli la Serenissima riuscirà a controllare, direttamente o indirettamente, il nostro territorio.

 

TORRE DI COLLALTO



CASTELLO BRANDOLINI:
disegno del 1687 di G.Mattiazzi
D.Bassi(ASTV)



STEMMA BRANDOLINI
Codici processi podestà di
Cison del Seicento(ASTV)




CASTELLO BRANDOLINI







CASTELLO BRANDOLINI
veduta della parte cinquecentesca e duecentesca

 

I BRANDOLINI
Il Castello di Valmareno era uno degli innumerevoli possessi dei da Camino: dopo il 1238, anno della nota divisione, divenne patrimonio del ramo Superiore, che lo mantenne per quasi un secolo; la situazione precipitò nel 1335, quando morì senza eredi maschi il valoroso Rizzardo VI.Il Vescovo di Ceneda Rampone decise di offrirne la giurisdizione alla Repubblica Veneta nel 1337. Dopo alterne vicende e contrasti, che videro fugaci protagonisti i Carraresi, gli Asburgo e i Visconti, nel 1388 la Serenissima affidò a un podestà veneziano il feudo di Valmareno. Seguì una breve parentesi, in cui Ercole da Camino si impadronì del castello di Cison ed estese il suo dominio da Solighetto a Fregona.

Nel 1436 Venezia decise di cedere, come compenso per le numerose prestazioni militari, il feudo a due condottieri, il capitano di ventura Erasmo da Narni e Brandolino IV, originario di Bagnacavallo, in Romagna. Quando il Gattamelata assunse il comando supremo delle forze della Serenissima, rinunciò alla sua parte di proprietà, che fu acquistata dall'amico: in tal modo la vallata passò alle dipendenze del nuovo Conte. Mentre i suoi discendenti continuarono a segnalarsi per imprese militari, la famiglia Brandolini acquistò graduale prestigio e notevole ricchezza; dimorò stabilmente nel castello, ampliato e abbellito nel Cinquecento, per volontà di Anton Maria Brandolini, da affreschi, eleganti bifore e trifore di stile veneziano nelle pareti della parte centrale. Due secoli dopo l'opera fu completata con l'aggiunta di un'ulteriore ala nella parte meridionale. Un furioso incendio nel 1872 e la prima guerra mondiale produssero seri danni, specialmente alle strutture duecentesche del castello, proprietà della famiglia fino al 1959.



SUDDIVISIONI TERRITORIALI E
COMPETENZE

Nel Comune di Treviso il Podestà deteneva il potere esecutivo, assistito da 16 anziani e 10 consoli: il Consiglio dei Quaranta (o minore) prendeva decisioni che dovevano essere approvate dal Consiglio dei Trecento (o maggiore). La nostra zona apparteneva al quartiere d'Oltre Piave, diviso in pievi, ognuna delle quali comprendeva varie regole o ville: ad esempio, la pieve di Sernaglia controllava le regole di Moriago, Credazzo, Farra e Soligo.
Nel territorio si ergevano numerosi luoghi di culto; spesso si trattava di oratori alti sulle colline, come il celebre San Vigilio a Col San Martino, costruito in epoca carolingia, ampliato nel XIV e mirabilmente affrescato nel XV secolo: a pianta rettangolare, tetto a capanna, travatura a vista, presenta un' abside quadrata e sacrestia laterale cinquecentesche.

Altrettanto interessante è pure l'oratorio di San Gallo, il cui affresco reca la data del 1442: costruito sui resti del castello di Soligo verso il 1430 dall'eremita Egidio di Lombardia, domina tutta la pianura sottostante, offrendo la visione di un panorama straordinario. In ogni villa si insediava un meriga, che si circondava di vari giurati, suoi consiglieri, e di alcuni ufficiali, addetti alla riscossione delle imposte. I merighi, capi delle comunità rusticali, tenevano contatti con i sindaci cittadini, che intermediavano con il podestà.
Anche il Conte godeva di importanti diritti: controllava i beni del feudo e amministrava la giustizia (cause civili e penali di prima e seconda istanza, perché le decisioni ultime spettavano alla Serenissima). Si avvaleva della collaborazione del Podestà (Brandolini) o del Vicario, affiancato da un cancelliere. due attuari e un cursore (Collalto) per gli affari civili e il mantenimento dell'ordine pubblico. La giustizia era sempre rapida ed esemplare: prevedeva dure sanzioni, punizioni corporali, come torture e amputazioni, esecuzioni capitali (impiccagione, rogo) per i reati più gravi, come furti reiterati, incendi ...

 




Immagine dell'Oratorio di
SAN VIGILIO a Col San Martino









Oratorio di SAN GALLO
(SOLIGO)





Tenute dei Conti Collalto







Molinetto della Croda
(REFRONTOLO)

 

CONDIZIONI ECONOMICHE
La concessione delle terre era regolata da contratti decennali ai livellari o annuali (rinnovabili) ai coloni (o locatari )e prevedeva il pagamento in decime (parti) del prodotto.
Le comunità erano tenute a versare contributi di vario genere e a fare collette per le esigenze pubbliche: le tasse che gravavano sugli abitanti della villa erano pesanti, frequenti e proporzionali al censo. Nell'ambito di un'economia chiusa la famiglia contadina produceva tutto il necessario al fabbisogno annuale dei suoi componenti, se si esclude il sale, sul cui approvvigionamento i Collalto mantennero costantemente il monopolio. Due erano le scadenze per saldare le pendenze con i signori proprietari delle locazioni: la festa di San Lorenzo del 10 agosto per i semi grossi (frumento, segale, orzo. avena, fave ...), la ricorrenza di San Martino (11 novembre) per quelli minuti (fagioli, sorgo, miglio..).

Nell'ambito di un duro scontro tra Carraresi e Scaligeri da un lato e Venezia dall'altra, il re d'Ungheria Sigismondo inviò un feroce esercito contro la Repubblica Veneta nel 1413: l'invasione degli Ungari devastò anche la sinistra Piave: i conti di Collalto, alleati della Serenissima, riuscirono a superare un lungo assedio, asserragliati dentro i loro manieri, ma abbandonarono al suo destino il castello di Credazzo, che fu incendiato per volontà di Pippo Spano, feroce avventuriero fiorentino. Seguì un periodo di tranquillità: nel 1510 le truppe della lega di Cambrai demolirono il castello di Vidor, ma ben presto Venezia riprese il controllo dell'intero territorio.



ATTIVITA' ECONOMICHE

L'agricoltura rimase la risorsa più importante del territorio: nei piccoli appezzamenti si coltivavano i cereali, spesso insufficienti per le esigenze dell'intera collettività; in compenso in collina era pregiata la viticoltura ed esistevano pubblici pascoli che permettevano discreti allevamenti. Per importare sufficienti scorte cerealicole si rendevano necessari scambi sfruttando le eccedenze, in particolare di vino e di prodotti caseari: alcune famiglie della zona operavano nel mercato alimentare, provvedendo alle scorte di derrate; in tale ambito divennero ricchi e famosi i Savoini, abili imprenditori, di cui ancora oggi si può ammirare a Farra di Soligo la casa quattrocentesca: sulla parete principale dell'edificio, decorata e affrescata, si aprono una trifora e un'esafora ad archi rotondi e capitelli a voluta.

Alcune attività artigianali erano già molto diffuse nella nostra zona: merita una citazione soprattutto la lavorazione della lana, ma erano vivaci pure altre, legate all'energia idraulica per la ricchezza di corsi d'acqua, come la molatura di attrezzi in ferro e la macinazione dei cereali. Lungo la Piave restava importante il commercio fluviale attraverso zattere: la prima parte del percorso dal bellunese giungeva fino a Falzé; la seconda era affidata agli zattieri di Nervesa, che completavano il percorso fino alla laguna di Venezia. Il legname della zona boschiva del Montello era molto pregiato: veniva sfruttato per la costruzione di imbarcazioni nell'arsenale della Serenissima.




Casa Savoini (XIV sec.)



PIAVE: zattera nei pressi del
"passo" Falzé-Nervesa


Referenze fotografiche

Da "La Pieve di Soligo e la Gastaldia di Solighetto" (tip.Bernardi): Disegno Castello Brandolini, Stemma Brandolini. D.Gasparini: Tenute Collalto. L.Giotto: Molinetto della croda e Piave: zattera.




INIZIATIVA COFINANZIATA DALL'UNIONE EUROPEA
PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO FESR - SUBAZIONE 1.B
REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE
"PIANURA E COLLINA TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV)
©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4