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ORIGINI DELLA FAMIGLIA
Le notizie sulla genealogia dei Conti Collalto si perdono nei periodi oscuri dell'alto medioevo: lasciate da parte le fantasie di tradizioni protocristiane, legate al battesimo del primo conte di Treviso da parte di San Prosdocimo verso il 150 d.C., è molto più attendibile la tesi che associa i primi passi della famiglia alla nobiltà longobarda nei secoli VI e VII: nome significativo del casato sembra essere quello di Raimbaldo, braccio destro di Grimoaldo, re dei Longobardi (672 d.C.), cui si associa la discendenza dei futuri Conti di Treviso. La tradizione racconta poi di un diploma di Carlo Magno, che nell'801 concedeva a Gherardo e alla moglie Albergonda il governo di Treviso, con diritto alla trasmissione ereditaria: essi nell'807 dedicarono a S.Maria una chiesa non lontano dalle mura della città.

RAMBALDO PRIMO
Personaggio molto noto è Rambaldo I, che nel 958 ricevette da Berengario II, re d'Italia da tempo in lotta contro l'imperatore Ottone I, un importante privilegio: il dono del territorio di Lovadina, punto strategico presso il corso medio della Piave nel contado trevigiano. Rambaldo, tuttavia, rimase estraneo al conflitto, garantendo così al suo casato ben sette diplomi degli Ottoni dal 980 al 1000. La giurisdizione dei Conti di Treviso si estendeva ormai dalla città al comitato, lungo la via Postumia fino al Montello e alla Piave, tra il Soligo e il Raboso sulla sponda sinistra, oltre a controllare zone nel bassanese e nel mestrino.
 

Stemma dei Conti Collalto





Veduta dell'Abbazia di Nervesa
(tempera di B. Lasinio)



Fortificazione e Torre
del Castello Collalto





Veduta della rocca di Collalto,
punto strategico nella sinistra Piave





Scorcio del complesso del
Castello di San Salvatore di Susegana
 

DOMINIO NEL COMITATO
Il successore Rambaldo II aumentò il prestigio del casato per il suo rapporto con Ottone III, partecipando pure ad Asolo a un contenzioso tra i due potenti monasteri di S. Zaccaria e di S. Zeno, ma trovò un imprevisto ostacolo nel potere del vescovo cittadino. Merita una citazione pure Bianchino, suo fratello, cui si fa risalire la stirpe dei Caminesi: il figlio Guido ottenne nel 1031 il castello di Montanara dall'imperatore Corrado I; i nipoti Alberto e Guecellone edificarono il castello di Camino, da cui i posteri presero il cognome. Rambaldo III insieme alla madre Gisla verso la metà dell'XI secolo fondò l'abbazia di Nervesa, con la chiesa dedicata a S. Eustachio martire, messa sotto la protezione apostolica e donata ai monaci cassinesi.

CONTROLLO DELLA PIAVE
La lotta per le investiture vide la famiglia schierata contro l'imperatore Enrico IV, scomunicato dal Papa. La vendetta imperiale si limitò a una dura ammenda, dato che un diploma del 1077 conferma i precedenti possessi, anche nella contea di Ceneda. Così nel 1110 il conte Ensedisio eresse il Castello di Collalto, che avrebbe premesso, insieme alla rocca - monastero di Nervesa, il completo controllo del passaggio della Piave nei pressi di Falzé. La pianura suseganese ai piedi delle colline a quei tempi era ricca di acquitrini e di paludi: i monaci cistercensi dell'abbazia di Follina, abili nell'opera di bonifica e di messa a coltura delle terre, avevano ottenuto nel 1170 la donazione, dalla celebre nobildonna Sofia da Colfosco, di alcuni terreni collinari, dove avevano edificato la chiesa di San Salvatore. Il 15 luglio 1245 il podestà di Treviso Alberico da Romano cedette al conte Schenella III quella collina. I conti miravano apertamente ad ampliare i loro possessi nell'area del Montello, approfittando dell'estinzione della nobile famiglia Guidotti verso la fine del XIII secolo: il prestigio di Gherardo da Camino, autorevole signore di Treviso nominato da Dante nella Divina Commedia, ostacolò il progetto, per cui le attenzioni della famiglia si concentrarono sulla sinistra Piave.


RAMBALDO OTTAVO

Un personaggio segnò allora le fortune della famiglia: Rambaldo VIII, marito di Costanza de' Guidotti prima e di Chiara da Camino poi, capitano generale dei Trevigiani nel 1312, stimato dalla Serenissima di Venezia e dal pontefice Benedetto XI, il trevigiano Nicolò Bocassini, che lo nominò nel 1303 governatore di Ancona e poi di Urbino, infine consigliere dell'imperatore Federico d'Austria dal 1317. Fu protagonista indiscusso delle vicende della Marca: infatti pose fine al potere dei da Camino, partecipando alla congiura che nel 1312 portò alla morte di Rizzardo, figlio di Gherardo. Egli aveva completato la costruzione dell'imponente complesso del castello di Susegana prima del 1307, quando l'imperatore Arrigo VII gli riconosceva piena giurisdizione sulle contee di Collalto e di San Salvatore. Emanò gli Statuti di Collalto, che definiscono la potestà legislativa e giudiziaria, oltre che i diritti di riscossione daziaria sui feudi. L'espansione della famiglia continuò: nel 1321 il conte acquistò il castello di Credazzo, mentre suo figlio Gherardo I occupò il castello di Soligo e per breve tempo anche di Vidor. L'uccisione in un agguato del figlio avuto dalla prima moglie, il vescovo Manfredo, lo rattristò al punto che si ritirò a vita privata nel suo castello di S. Salvatore.

LO SPLENDORE DEL CASATO

L'altro figlio Schenella V, avuto da Chiara da Camino, riprese la politica paterna, ma si scontrò con la potenza della Serenissima, ormai padrona dell'entroterra veneto. Il comune di Treviso ordì una congiura a suo favore nel 1356, in occasione della discesa di Ludovico d'Ungheria, ma la repressione di Venezia fu durissima: il Conte e i suoi fautori si rintanarono nel castello di San Salvatore; solo la pace del 1358 gli restituì i possessi in città, già confiscati e saccheggiati. Fece molte donazioni agli ordini religiosi e fu il fondatore della Certosa del Montello: nel 1340 pose la prima pietra alla chiesa dei padri cartusiani. Ottenne vari diplomi imperiali: nel 1358 Carlo IV di Praga gli riconobbe altre importanti giurisdizioni, tra cui vanno ricordate quelle sui castelli di Col San Martino e di Rai. In realtà era già cominciata la fase del declino, per il dominio della Serenissima su tutto il territorio trevigiano.
 



Portale d'ingresso del Castello
di San Salvatore







Veduta della Certosa del Montello
(archivio certosa di San Pietro
nell'Isère, Francia)





Madonna con Bambino
(affresco nella chiesa di S. Giovanni)
Castello di San Salvatore
(prima metà del secolo XV)






Referenze fotografiche
Ivan Zanardo: Stemma Collalto, Portale ingresso S. Salvatore. Madonna con Bambino
 

DECLINO
Nei secoli seguenti altri Collalto si distinsero per le loro opere o imprese; meritano una citazione: Manfredo V (1498-1552), che ottenne dal papa Leone X il controllo diretto dell'abbazia di S. Eustachio di Nervesa e dei suoi beni; Collaltino I, che nel Cinquecento fu celebrato come uomo d'armi, mecenate e uomo di lettere amato da Gaspara Stampa, celebre per il suo canzoniere; Rambaldo XIII (1579-1630), privato dalla Serenissima nel 1595 dei titolo di mero e misto imperio sui feudi di Collalto e S. Salvatore, combatté con valore contro i Turchi, fu nominato signore di Pirnitz in Moravia nel 1623 dall'imperatore Ferdinando II, ottenne nel 1628 il prestigioso cavalierato del Toson d'Oro dal re di Spagna. Nel 1629 guidò un'imponente spedizione di 30.000 uomini alla conquista di Mantova, di manzoniana memoria. Antonio Rambaldo (1681-1740) si dedicò alla carriera politica, spostandosi a Vienna e a Praga, curando i possessi in Moravia, pur mantenendo i feudi di Collalto e S. Salvatore. Mecenate amico di Apostolo Zeno e di Ludovico Muratori, si dedicò alla raccolta delle memorie della famiglia. L'ultimo personaggio di spicco fu il conte abate Vinciguerra VII (1727-1819): erudito illuminista, curò il rinnovamento agricolo della zona e la gestione del castello di S. Salvatore fino al 1806, quando un decreto del regno napoleonico soppresse le restanti forme di feudalità.
INIZIATIVA COFINANZIATA DALL'UNIONE EUROPEA
PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO FESR - SUBAZIONE 1.B
REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE
"PIANURA E COLLINA TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV)
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