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Area del medio Piave
 
INTRODUZIONE
L'area del medio Piave presenta una varietà di paesaggi estremamente interessanti: a nord si snoda una dorsale collinare, celebre ai più per la produzione dell'ottimo prosecco: ai suoi piedi scorre infatti la nota "strada del vino bianco", che delimita l'area dell'alta pianura, digradante verso sud in una zona più omogenea, la bassa pianura; una realtà del tutto particolare è rappresentata dalle risorgive, che danno nuova linfa al fiume nei pressi di Fontigo. Il corso del Piave da Vidor a Falzé si amplia e si ramifica nelle grave, delimitate a sud dalla fascia delle colline del Montello, le quali determinano il confine meridionale del territorio.

Prima di esaminare nel dettagli ciascun ambiente, riteniamo utile riportare qualche superficiale e semplice cenno su origine e formazione dei diversi elementi che caratterizzano il territorio.


LA FORMAZIONE DEL TERRITORIO

La scomparsa di Pangea e la deriva dei continenti all'alba del Giurassico (oltre 200 milioni di anni fa) determinarono la formazione di un tratto di mare, chiamato anche oceano Ligure dai geologi, in tutta l'area veneta, tra la piattaforma trentina e quella friulana. Nell'arco di oltre 50 milioni di anni si formarono rocce sedimentarie come le dolomie, ricche di selce (quarzo microcristallino) nei bacini di mare aperto, i calcari e le argille in prevalenza nei tratti costieri o continentali.
Più tardi tutta l'area fu interessata da una forte attività tettonica: per gli impatti tra le placche continentali africana ed euroasiatica, subì una consistente e graduale compressione, che ridusse la superficie e determinò successivi fenomeni di orogenesi: circa 60 milioni di anni fa le maggiori creste dolomitiche già formavano una teoria di isole emergenti dalla superficie marina.

L'imponente corrugamento della catena alpina iniziò a partire da 30 milioni di anni fa: le fasi tettoniche produssero l'effetto di reiterati scorrimenti, l'innalzamento delle stratificazioni di oltre 4 km., la formazione di varie faglie e un lento spostamento della zona costiera verso sud.Per la continua erosione un'enorme quantità di detriti si accumulò sui fondali: allorché i sedimenti di argille e calcari stratificati ridussero la profondità marina, si depositarono altri materiali più grezzi e pesanti, come conglomerati, arenarie, marne ..., formando la molassa.

Nell'arco di alcuni milioni di anni essa raggiunse spessori consistenti anche nel nostro territorio, come testimoniano le alture di Zuel, grazie all'opera di due fiumi, che già scorrevano impetuosi: gli antenati degli attuali Piave e Brenta.
 



Oceano Ligure: il mare bellunese, tra le piattaforme trentina e friulana, prima della compressione

Prima fase dell'orogenesi dolomitica (60 milioni di anni fa)


Effetti dell'erosione sulle rocce
(Gor de la Cuna a Farra)



Le glaciazioni (ultimo milione di anni) modellarono il territorio




L'alveo attuale del Piave in piena (sulla riva destra il Montello)
 

Conclusa la formazione della catena alpina, per effetto di un'ulteriore violenta fase tettonica, con sovrascorrimenti successivi, circa 4 milioni di anni fa ebbe origine quella prealpina, nel periodo tra il Pliocene e il Quaternario, cui seguì l'orogenesi delle nostre dorsali collinari. L'area marina si ritirò a sud del Montello, che pure iniziava ad inarcarsi, mentre il Piave, scendendo dal Fadalto, attraversava la vallata, sfociando in mare nella depressione di Biadene.

Durante l'ultimo milione di anni si verificarono ben quattro glaciazioni, che modellarono il territorio: dopo la würmiana, ultima in ordine di tempo (75.000-15.000 anni fa), il corso del Piave assunse la conformazione attuale: già nella precedente aveva trovato la valle del Fadalto ostruita e quindi aveva trovato un varco a Ponte nelle Alpi; allora fissò il suo alveo naturale nella piana di Moriago, delimitato nella riva destra dall'ormai imponente dorsale del Montello.


Più a nord scorreva tra le colline il Soligo: i conoidi formati dai detriti dei due fiumi isolarono una depressione paludosa, dove si accumularono strati argillosi: si formò così l'area dei Palù.



LE COLLINE DELLA SINISTRA PIAVE
Il corso del Soligo a nord e l'alveo del Piave a sud delimitano una fascia collinare di straordinaria bellezza, che si snoda per un tratto parallela alla catena prealpina, incurvandosi dolcemente da est verso ovest, e finisce poi per piegare a sud, dove, digradando, si confonde con la bassa pianura. Disegna un arco di una ventina di chilometri e si eleva fino a un'altezza massima di seicento metri sulla pianura, proteggendola dai venti freddi che soffiano da nord. Da ovest presenta allo sguardo un profilo ininterrotto, dalle curve agili e morbide, culminanti in frequenti sommità, per declinare a nordest verso la valle del Soligo e poi riprendere a sud le forme abituali, negli ameni paesaggi di Refrontolo e di Collalto.

La linea spartiacque divide i due versanti, diversi per aspetto e vegetazione: quello settentrionale, più ondulato, cosparso di boschi, conserva aspetti naturali spesso ancora intatti; quello meridionale, più erto e nervoso, è fasciato di splendidi vigneti, opera paziente di generazioni contadine. Le colline sono costituite da rocce sedimentarie: gli strati in prevalenza alternano marne, composte da calcari e argille di origine detritica, dure e riconoscibili per il loro colore grigio, conglomerati (brecce e puddinghe), cioè cementazioni di ghiaie e ciottoli dalle forme irregolari o modellate, oltre a depositi di argille, dall'aspetto granuloso, più o meno fine. Per le loro caratteristiche sono impermeabili, non permettono cioè alle acque piovane di penetrare in profondità: quando le perturbazioni durano a lungo o recano piogge di notevole intensità, lungo i versanti si formano rigagnoli e torrenti, che erodono le rocce.

 




Dorsale Collinare: paesaggio da San Vigilio (Col S. Martino) verso est



Vigneti






Piantina di dente di cane: ama il sottobosco umido





Terrazzi e filari di prosecco lungo i versanti delle colline di Col San Martino





Dorsale delle colline vista da Refrontolo

 

La vegetazione spontanea cresce rigogliosa lungo i crinali settentrionali, non solo più soggetti alle inclemenze atmosferiche, ma anche meno esposti alla luce solare. La flora può variare a seconda delle pieghe del terreno, della loro composizione e dei livelli di altitudine. Abbondano i prati, che ben si adattano ai pendii, dove in primavera fiorisce un'infinità d'erbe: dai precoci campanellini, ai denti di cane, dall'erba moscatellina alle anemoni trifogliate ... Diversi tipi di felci, come la capelvenere e la scolopendria, che amano l'ombra, riempiono le pieghe vallive più nascoste. Sono naturalmente diffuse le macchie boschive, dove il pungitopo assicura il verde anche d'inverno: in varie zone prosperano maestosi castagni, in particolare a Combai e a Rolle, cioè nelle pendici collocate agli estremi settentrionali del nostro territorio. Sono ben rappresentate anche le specie del carpine nero, del frassino da manna od orniello e della roverella, piante che si adattano particolarmente ai terreni rocciosi aridi e sopportano l'arsura estiva.

Il nostro clima, in realtà, è davvero mite, se si considera la latitudine, per l'estesa protezione dell'arco prealpino e collinare: nel periodo invernale le precipitazioni sono modeste e quasi mai nevose, le temperature medie di febbraio difficilmente scendono sotto lo zero (il fenomeno, semmai, si può registrare nella bassa pianura).

Le stagioni intermedie presentano condizioni climatiche ideali e paesaggi dai colori meravigliosi: sono prodighe di piogge, con punte significative in maggio-giugno e novembre, tanto che nel ciclo annuale le precipitazioni complessive oscillano intorno ai 1300 millimetri. L'estate è asciutta e calda, tuttavia mai torrida: nel mese di luglio le temperature medie difficilmente superano i 21°, in quanto la presenza delle colline e dei corsi d'acqua garantisce la ventilazione necessaria per debellare l'afa opprimente. Nei mesi caldi piove raramente, ma non mancano i classici acquazzoni estivi. L'ambiente collinare, pertanto, favorisce le colture; l'unico inconveniente può essere costituito da un periodo anomalo di lunga siccità estiva, dato che il rilievo impermeabile non riesce a trattenere grandi scorte d'acqua. Per tali motivi la viticoltura ha trovato il suo habitat naturale nei pendii soleggiati: i filari corrono ordinati nei terrazzi, tracciati con maestria lungo i versanti. Così i vitigni del prosecco rivestono a perdita d'occhio i declivi collinari di sfumature verdi o dorate nel corso delle stagioni.
INIZIATIVA COFINANZIATA DALL'UNIONE EUROPEA
PROGRAMMA L E A D E R I I - FONDO FESR - SUBAZIONE 1.B
REGIONE VENETO - PROVINCIA DI TREVISO
G.A.L. 4 - GRUPPO DI AZIONE LOCALE
"PIANURA E COLLINA TREVISO: DESTRA PIAVE" - FARRA DI SOLIGO (TV)
©2004 - COMUNE DI FARRA DI SOLIGO e G.A.L. 4